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Falesie: insidie e comportamenti da evitare. Intervista a Lorenzo Cavanna

Moschettoni usurati, blocchi di roccia instabili, manovre di sosta eseguite male. Lorenzo Cavanna, Presidente Collegio Regionale delle Guide Alpine della Liguria, Guida Alpina UIAGM e fondatore di Blumountain Guide Alpine, ci illustra in questa intervista i rischi più importanti dell’arrampicata in falesia e i comportamenti più pericolosi osservati nelle falesie di Finale Ligure, polo internazionale dell’arrampicata sportiva.

 

Lorenzo, secondo la tua esperienza quali sono le insidie più importanti a cui fare attenzione quando si arrampica in falesia?
Uno degli elementi ambientali più rischiosi sono i blocchi o le lame instabili in parete, in particolare nelle falesie ricche di vegetazione dell’entroterra e dei fondovalle. Con la pioggia si ingrossano le radici degli arbusti in parete, che destabilizzano il terreno e provocano la caduta di porzioni talvolta anche consistenti di roccia. Da noi è una cosa molto frequente nei periodi di maggior precipitazione, per fortuna nella maggior parte dei casi avviene nei giorni di pioggia e nelle notti successive. In seguito a periodi piovosi ritroviamo spesso blocchi a terra proprio alla base degli itinerari, questo deve indurre a non dare mai per scontato quello che troviamo in parete (compresa l’attrezzatura), le situazioni cambiano nel tempo e in falesia non c’è un organo di controllo.

Quali sono invece i comportamenti più pericolosi tra gli arrampicatori?
Errori di manovra in sosta. In pochi mesi, a fine 2021, sono stati registrati ben due incidenti mortali in una delle falesie del finalese più abbordabili e frequentata dai principianti. In entrambi i casi il medesimo errore: la manovra errata in sosta e/o l’errato atteggiamento del compagno a terra. La manovra errata è indubbiamente dovuta a scarsa conoscenza delle tecniche di corda, tecniche che devono essere la base per frequentare una falesia. Chi scala secondo standard di sicurezza nelle manovre di corda, ed ha seguito un corso di arrampicata con le guide alpine, sa che mai e poi mai, salva chiara ed esplicita comunicazione tra chi assicura e chi scala, dovrà rimuovere la corda dal dispositivo di sicurezza finché il compagno non è ritornato a terra. Nei casi della Rocca di Perti è avvenuto proprio quella errata interpretazione della manovra di sosta e lo scalatore in entrambi i casi è precipitato dalla sommità della parete alla base. Non avere la metodologia corretta di base induce a slegarsi e legarsi in sosta adottando metodi personalizzati o alternativi, del tutto lontani dalla prassi che i professionista adotta e impone ai suoi assistiti. Chi arriva dal “fai da te” segue i consigli degli amici o di “esperti” non accreditati, mentre arrampicare in modo consapevole implica il rispetto di poche ma fondamentali comportamenti di base. L’improvvisazione è la strada che conduce a incidenti che possono avere conseguenze gravi. 

Ci puoi fare un esempio?
Una prassi contro cui combatto sempre è quella di indossare la longe sull’imbrago (ormai fissa per la maggior parte dei neofiti) questa prassi evita di dover imparare un nodo fondamentale (il nodo barcaiolo). Questo è tra gli indizi il più lampante dell’impreparazione dello scalatore. Utilizzando abitualmente questo sistema per ancorarsi in sosta, l’arrampicatore si espone al rischio maggiore in cui può incorrere ovvero quello di essere, anche se per brevi periodi, del tutto slegato e svincolato dall’ancoraggio. Chi lo utilizza però non è neppure cosciente di questo fatto, il breve periodo in cui si trattiene in sosta appeso ad una sola mano è per lui la normalità essendo “nato” in tale contesto.
Purtroppo sta diventando una pratica radicata, si presentano così perché magari arrivando dall’indoor dove neppure gli viene spiegato, essendo una situazione non prevista. Ora anche alle persone che incontro in lezione, che adottano questo sistema, è veramente difficile fargli cambiare idea.
Sulle falesie monotiro, vediamo spesso persone che si calano o fanno la moulinette un solo ancoraggio, magari logoro. In alcuni casi ci sono solo più pochi millimetri di buono (vedi foto, di settembre 2021 - intervento di ammodernamento di una falesia finalese ad opera delle Guide Alpine del Collegio Liguria). E’ quasi incredibile, ma molti, inesperti, non sanno valutare quello che trovano in parete oppure al contrario, per troppa confidenza, nemmeno lo guardano e si appendono buttandosi indietro.

A volte il comportamento errato non è di chi sale, ma di chi fa sicura.
Sì, un altro errore comune riguarda il posizionamento di chi fa sicura alla base della falesia: è troppo distante dalla parete oppure dà troppa corda, o sta seduto a far sicura al primo di cordata. Chi non è abituato ad arrampicare in ambiente, spesso non sa distinguere e non fa differenza sulle posizioni da assumere per la sicura al primo di cordata – dove devi stare prossimo alla parete, talvolta anche sotto al compagno nei primi metri verticali – e la moulinette (o top rope) dove puoi allontanarti anche di alcuni metri.
Ultimi comportamenti rischiosi che voglio citare sono la calata senza il bloccante, nelle discese su corda in itinerari multipich, o nelle stesse vie lunghe, il non saper fare il collegamento degli ancoraggi di sosta. Trovando a fine tiro i soli fittoni da collegare, chi ha solo esperienza in indoor non sa come farlo: il più delle volte risolve collegando i rinvii ai due ancoraggi, pensano sia corretto così, avendo imparato a utilizzare solo quelli! Poi uniscono i rinvii con un moschettone a ghiera (su un vertice di moschettoni normali), un pasticcio, assurdo ed estremamente pericoloso.

Che valore aggiunto può dare, e che impegno richiede, un corso con le Guide Alpine?
A Finale l’arrampicata è possibile tutto l’anno, e vediamo che i numeri salgono, ma l’approccio con la falesia non è sempre professionale: molte volte avviene per i canali di socializzazione, o tramite altri canali, ad esempio l’associazionismo, per questione di costi. Corsi per gruppi di 6-8 persone hanno sicuramente prezzi più accessibili ma la qualità ne risente. Noi lavoriamo di solito con piccoli gruppi, ad esempio solo 2 persone e per mezza giornata, sono i più performanti, imparano molto e provano tante cose, sono più concentrati, possono fare domande.
Attività in gruppi numerosi che impegnano l’intera giornata sono ideali per abbassare i costi ma ne risente anche la qualità.
Con un mini-corso i neofiti delle falesie possono approcciarsi in modo più sicuro alla parete senza raffazzonare manovre e comprendendo da subito le dinamiche della progressione corretta.

Che problemi provoca l’affollamento in parete?
Finale soffre specie in alcuni periodi, (nelle mezze stagioni) di una altissima frequentazione che provoca problemi con i residenti. Nella visione moderna dell’outdoor tutto è dovuto (dalle chiodature e richiodature ai parcheggi), quando si è in vacanza nessuno deve rispettare un codice di comportamento. Questo atteggiamento sta provocando attriti, anche su questo le guide alpine si devono impegnare a sensibilizzare i propri accompagnati e non solo.

 

Un moschettone danneggiato

 

 



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