Pubblichiamo la relazione presentata al Ministero del Turismo dal Presidente Sertorelli in merito agli interventi legislativi in materia di sicurezza in montagna.
In quest’ultimo periodo, sollecitati dagli incidenti accaduti in montagna e ripresi con enfasi dagli organi di stampa, numerosi esponenti politici hanno rilasciato dichiarazioni in merito all’emanazione di provvedimenti d’urgenza diretti a garantire una maggiore sicurezza ai frequentatori della montagna.
Ritengo che l’opinione professionale delle Guide Alpine su questo argomento meriti di essere ascoltata in quanto frutto di anni di esperienza maturata nell’accompagnamento degli utenti nei più disparati ambienti montani che il territorio italiano presenta.
Mi siano consentite queste brevi considerazioni sull’attuale situazione:
1.E’ assolutamente necessario, nell’effettuare valutazioni ed eventualmente emanare dispositivi in merito, distinguere nettamente l’ambiente “gestito” (le piste da sci) dal terreno “libero”. In tanti degli interventi riportati nelle ultime settimane dalla stampa, risulta evidente che non sempre questa distinzione fondamentale fa parte del bagaglio di conoscenze di chi esprime la propria opinione sulla “sicurezza in montagna”.In ambiente “gestito” la sicurezza, in particolar modo il cosiddetto “pericolo oggettivo” è delegato ad altri (gestore degli impianti di risalita). Nel terreno “libero” la sicurezza non può essere delegata: ogni persona deve essere in grado di muoversi nelle condizioni di massima sicurezza possibile (che non può mai essere assoluta) e ciascuno deve assumersi la responsabilità dei propri comportamenti.
2.La libertà di movimento su tutto il territorio è un bene garantito dal nostro ordinamento; l’unica limitazione dovrebbe riguardare la proprietà privata, con deroghe quando il terreno è innevato. Tale libertà riguarda sia la libera circolazione degli individui sia la possibilità di scelta di farsi o meno accompagnare da personale qualificato.
3.Interventi di tipo repressivo si sono dimostrati inadeguati alle reali necessità: non hanno sortito effetti positivi sulla prevenzione e si sono spesso dimostrati inapplicabili anche a causa della complessa morfologia montana.
4.Le forze dell’ordine preposte alla sorveglianza si comportano in modo difforme da località a località, pur in presenza della medesima normativa. In alcuni casi i loro interventi oltrepassano il limite delle funzioni che dovrebbero essere loro assegnate.
5.Il turismo montano sta registrando un forte incremento della domanda per la pratica di quelle attività fuori dagli ambienti gestiti (free ride, ciaspole, sci alpinismo, cascate, ecc.). Le campagne pubblicitarie di Enti o privati propongono immagini di sciatori su neve fresca e le riviste di settore dedicano sempre più spazio all’argomento. Penalizzare questa tendenza con provvedimenti restrittivi, può rivelarsi un grave danno di immagine per tutta la montagna italiana.
Qualsiasi intervento normativo, ammesso che se ne rilevi serenamente l’opportunità, non dovrebbe essere il risultato di un momento di forte emotività (causata più dai media che non da situazioni oggettive) e certamente non dovrebbe diventare operativo nel bel mezzo della stagione invernale.
E’ bene evitare che le diverse Regioni e Provincie autonome assumano posizioni differenti per un’ evidente questione di uniformità di trattamento. Ricordo che, in montagna, non è difficile spostarsi su territori amministrati da enti diversi nella stessa giornata e senza nemmeno rendersene conto.
E’ opportuno infine prestare grande attenzione a quanto stanno facendo le altre nazioni alpine e condividere qualsiasi tipo di intervento.
Alla luce di quanto sopra esposto, formulo le seguenti proposte:
- Istituire un ristretto gruppo di lavoro formato dai professionisti che operano in montagna che si confronti nei prossimi mesi con i referenti politici e che abbia l’obiettivo di effettuare i seguenti passi:
- Analisi dei dati, comparazione tra frequenza di incidenti e numero di praticanti.
- Ricognizione delle normative e relativi provvedimenti addottati nei paesi alpini (Francia, Svizzera, Austria, Germania e Slovenia).
- Elaborazione di una campagna informativa adeguata.
- Redazione di un progetto di educazione pluriennale. La sensibilizzazione dei giovani tramite le scuole per un approccio culturale alla montagna è un argomento che nei paesi stranieri è in corso da tempo.
- Preparazione di uno studio comparato sulle risorse umane ed economiche che vengono attualmente destinate in modo pressoché totalitario al soccorso, a discapito della prevenzione.
- Dare avvio ad un progetto di informazione e educazione dei frequentatori della montagna qualsiasi sia l’attrezzo utilizzato durante la pratica dell’attività: è un errore ritenere che il problema riguardi solo sciatori e snowboarder
Conclusione
In qualità di operatori turistici ci sentiamo in dovere di richiamare la vostra attenzione, ma in particolare quella del Ministero del Turismo, sul grave danno che potrebbe derivare a tutto il comparto dall’applicazione di norme che limitino la libertà nella frequentazione della montagna. I praticanti questo tipo di attività sarebbero indotti a trascorrere le proprie vacanze presso località straniere e il flusso turistico proveniente dai paesi esteri subirebbe senz’altro un decremento, dovuto alla percezione del nostro Paese come un luogo nel quale le regole inibiscono il pieno godimento delle opportunità offerte dalla montagna. Ricordo che il settore del free ride o fuoripista è l’unico ad aver registrato un trend positivo all’interno del mondo dello sci. Molte località sciistiche hanno destinato le proprie risorse allo sviluppo di questo settore e le aziende di abbigliamento e attrezzature hanno convogliato i propri investimenti nella ricerca e produzione di articoli dedicati.
Erminio Sertorelli
Presidente Collegio Nazionale Guide Alpine
9 marzo 2010